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S.Ilario Sangro (.....come
si uccide una ferrovia )
Quando si avverte l'irrefrenabile desiderio di raccontare
qualcosa, di scrivere o magari inventarsi una storia qualsiasi,
ebbene quasi sempre, al diavolo la grammatica, la fine del
racconto è scontata, tutto finisce bene poichè tutte le storie hanno un fine allegro e positivo.
La mia
storia ,invece, cioè quella che sto per raccontarvi non ha nulla a che
vedere con la solita favola prevedibile e smielata sull’amore
eterno o cose del genere sempre a lieto fine, ma è una storia
diversa, un brutto racconto, spaventoso e per certi versi
persino drammatico. Un sogno che la mia mente contorta ha
partorito all’alba di una Domenica di Novembre, cioè stamattina presto quando ho ripreso sonno
dopo una nottata insonne.
Un incubo durato pochi minuti, ma in quella mezz'ora ho
“vissuto” o, per meglio dire, sono stato l'inconsapevole
protagonista di una storia lunga iniziata moltissimi anni fa
dove la paura è stata la costante che mi ha accompagnato durante
l'intero periodo.
Non scrivo questa storia per spaventare qualcuno,
la scrivo soltanto come avvertimento semmai capitasse a qualcuno di
trovarsi nella stessa situazione e cioè vedere in lontananza
lassù in montagna un vecchio rudere, un fabbricato isolato e
abbandonato lungo il tracciato di una ferrovia dismessa, ebbene
il consiglio che posso dare è quello di tornare indietro, non
avvicinarsi per nessun motivo.
Non importa quanto sia caratteristico e pittoresco
quel luogo, quanta curiosità susciti, andatevene e basta, meglio
non rischiare perché lì dentro accadono cose strane, misteriose,
inspiegabili.
La stazione di S.Ilario Sangro non è mai
stata considerata Stazione poichè svolgeva una unica funzione,
quella di fornire acqua alle locomotive in transito e di
effettuare incroci e precedenze ai treni in ritardo, anche se
originariamente, cioè quando venne costruita, assieme a
quella di Montalto di Rionero, svolgeva ben altro compito e cioè
quello di
consentire
ai tanti contadini di andare a lavorare la terra e ai pastori
della zona di raggiungere, con il treno, le loro greggi agli
alpeggi di montagna, ne è la riprova che le due "stazioni" sono
situate in zone inaccessibili ai viaggiatori in quanto prive di
strade di accesso.
Un incaricato addetto alle mansioni promiscue dell'intera
postazione provvedeva ad effettuare tutte le incombenze
richieste dal Dirigente di Castel di Sangro con il quale si era
in contatto attraverso un sistema di comunicazione ancora agli
albori della tecnica ma comunque efficaci e utili quando
funzionavano, in mancanza di questi si ricorreva persino al
"messaggio scritto" fatto recapitare all'interessato e
consegnato a mano.
La storia della stazione di S.Ilario Sangro ha
dell'incredibile come è incredibile la storia di quel lontano
passato quando quella ferrovia venne costruita con le braccia
dei nostri vecchi e che oggi è stata svenduta, di fatto, ad un
popolo di turisti ipocriti, amanti e difensori della natura, del
treno però... soltanto di Domenica,gli altri giorni in macchina
anche per andare al bar sotto casa.
Tutto è iniziato qualche giorno fa, avevo preparato tutto
l’occorrente per l’arrampicata su quel versante della montagna
dove si intravedeva a malapena il tetto di quella costruzione.
Il viaggio durò quasi tre ore, il primo tratto abbastanza
agevole ed in compagnia dell'amico Luigi che continuava a
ripetermi di rinunciare perchè lassù circolavano strane voci,
ovviamente senza dargli mai peso, i successivi tratti più impegnativi
soprattutto l'ultimo con pendenze ripide che mi hanno costretto a fermare più
volte e riprendere fiato e recuperare le energie.
Il cielo grigio
e le nuvole agitate mi accompagnarono per l’intero tratto,
incominciava a fare freddo, mi affrettai e a pochi passi dal
promontorio oltre il quale si scorgeva un piccolo sentiero ricoperto di
cespugli e ortiche, mi apparve così come l'avevo sempre
immaginata. Ero quasi arrivato, ancora pochi passi e finalmente
avrei messo piede sul piazzale di quella stazione isolata dal
mondo e dagli uomini.
Da vicino non somigliava affatto ad una stazione, era enorme,
un blocco enorme di mattoni e pietra, tre piani dove a malapena
si scorgevano le finestre.
L’intero stabile avvolto da piante rampicanti e rovi non
sembrava affatto una stazione ferroviaria in disuso, piuttosto
un casolare pericolante utilizzato in passato da qualcuno per
ripararsi dal freddo e dalle forti nevicate che in quel periodo
passato cadevano abbondanti in alta montagna.
Un enorme serbatoio per la raccolta delle acque piovane e da
quelle provenienti dalla vicina sorgente, una casupola poco
distante utilizzata come magazzino per le scorte del carbone,
una catasta enorme di legna già tagliata e, un centinaio di
metri più a nord, una galleria buia e lugubre che sconsigliava
qualsiasi tentazione di andare a ficcarci dentro il naso.
Erano queste le uniche cose che l’uomo aveva costruito lassù
in alto, tutto il resto apparteneva alla natura, una boscaglia
fitta e lussureggiante che non permetteva di vedere altro se non
una distesa di neve folta lungo tutto il tratto di quella che
una volta era un tracciato ferroviario, un binario senza rotaie,
senza traversine, senza pietrisco, senza un futuro.
Una tristezza se si pensa a quello che rappresentava quella
ferrovia per tante persone che non potevano permettersi le
comodità odierne, auto etc.
Non c’era tempo per dare un’occhiata dappertutto, si stava
facendo buio e il tempo non prometteva niente di buono, la notte
l’avrei passata proprio all’interno di quella stazione.
Ma….. quando finalmente arrivai davanti alla porta d’ingresso,
solo allora ne percepii le dimensioni, era enorme, opprimente,
l’aria era impregnata dell’odore dell’umidità simile a quella
dell’aria stagnante in un seminterrato ammuffito.
La porta d’ingresso era di metallo, un tempo verniciato di
verde, ora scrostato e in alcune parti arrugginito. La serratura
era rotta e, come immaginavo, la porta bloccata, come se
qualcosa la tenesse dall’interno. Non c’era altro da fare che
provare ad aprirla a spallate e difatti dopo alcuni tentativi
cedette quel tanto che mi permise di entrare.
La prima cosa che avvertii dall’interno era l’odore acre e
nauseabondo del chiuso. Il buio all’interno non permetteva di
vedere oltre l’ingresso, accesi la lanterna che illuminò
l’intero vano, era una specie di ripostiglio per il personale
che vi lavorava molti anni fa, una serie di scaffali vuoti
appoggiati alla parete frontale, un tavolo pesantissimo ancora
in buone condizioni e sulla intera superficie uno strato di
polvere spessa e di calcinacci caduti dal soffitto e dalle
pareti.
Il pavimento, le pareti, i resti di alcune attrezzature in un
angolo e in alto ancora attaccata al muro una cassetta di legno
contenente una serie di chiavi piombate e utilizzate
dall’addetto per la manovra dei deviatoi.
Una lanterna ad olio, una bandierna per la segnalazione
diurna e una divisa scura e sgualcita appesa a un gancio dietro
la porta, per terra un beretto e un paio di scarponi
rattrappiti. Era tutto l’occorrente del personale che vi
prestava servizio tanto tempo fa e che lassù viveva tutto l’anno
assieme alla famiglia.
Quella ferrovia venne inaugurata nel lontano..... 18
Settembre 1897 e risultò un evento epocale per le comunità
montane che per secoli vissero in parziale o totale isolamento.
Da quel giorno il treno concretizzò le speranze di quanti
ambivano ad una vita migliore.
Sulla destra della parete frontale c’era una scala
che immetteva ai piani superiori, decisi di salire e dare
un’occhiata al primo piano, una vecchia stufa arrugginita
piazzata al centro della stanza e due armadi vuoti con le ante
appese ad un solo cardine, un tavolo e qualche sedia
sgangherata, in un angolo due reti per dormire, una sull'altra e
una coperta sgualcita ricoperta di polvere e insetti vari.
Ovunque regnava lo stesso scenario, desolazione, umidità e
muffa che scricchiolava sotto i miei passi e quel rumore era
l’unica cosa che rompeva il silenzio all’interno.
Decisi di salire al piano superiore dove si trovava
l’alloggio del custode e della sua famiglia, facendo attenzione
alla scala scivolosa per l’umidità. Una piccola camera da letto
con un telaio di metallo appeso al muro le cui molle pendevano
fino al pavimento, qualche vaso di terracotta spaccato e una
infinità di registri, documenti e carte ammucchiate sotto un
tavolo pesante di quercia ancora ben conservato.
Nella stanza accanto, quello che doveva essere lo studio, una
scrivania con due cassetti semiaperti, un telefono a muro con
manovella laterale per attivare la comunicazione e poco distante
un armadio a più ripiani stracolmo di registri numerati e
datati, tutti disposti in perfetto ordine cronologico.
L’ultimo registro in alto riportava due date, il 29
Settembre 1897, cioè il giorno dell’inaugurazione della ferrovia
e quella che probabilmente sarebbe stata la data della sua
soppressione il giorno 10 Dicembre del 2011. Come faceva, quel
custode a prevedere così in anticipo cosa sarebbe potuto
accadere un secolo più
tardi?
Aprii del tutto il cassetto di sinistra di quella scrivania e
vi trovai all'interno....un libretto simile ad una rubrica del
nostro tempo, con tutte le pagine incollate dall'umidità.
Mi sedetti su una cassa di legno, incomincia a leggere, le
prime pagine facevano riferimento all'anno 1910 erano state
scritte da un uomo, probabilmente era il custode o il
responsabile di quella stazione, c'era scritto di tutto,
condizioni meteo, treni transitati, ordini ricevuti, lo stato di
manutenzione degli attrezzi a disposizione, le chiavi utilizzate
per la manovra degli scambi etc, l'intero servizo che si
effettuava, una sorta di diario, un libro di bordo aggiornato.
Una scrittura semplice, ordinata, vergata con mano ferma.
Sfogliavo una pagina dopo l'altra immergendomi nella vita
solitaria e monotona di un uomo che viveva assieme alla sua
famiglia in una stazione sperduta in montagna e lontana da ogni
forma di civiltà.
Nel cassetto di destra di quella vecchia scrivania una serie
di punteruoli simili a pennini di metallo per scrivere, una
bottiglia contenente della polvere speciale per preparare
l'inchiostro, una candela, un paio di bastoncini di ceralacca
per l'invio della posta via treno e due timbri, uno con l'effige
del nostro sovrano " S.M. Vittorio Emanuele III Re d'Italia" e
sull'altro impressa la dicitura " Società Ferrovie Meridionali".
Ho ripreso a leggere quelle pagine, descrizioni di tempeste,
nevicate copiose che ricoprivano il binario, rare visite di
pastori che venivano a ripararsi dalle tormente, ovviamente
l'ora del transito e sosta dei treni e soprattutto le date del
carico e scarico dei pacchi contenenti biancheria di tutto il
personale addetto lungo l'intera tratta da Roccaraso a Castel di
Sangro, Fermate presenziate, passaggi a livello, caselli per
addetti al controllo delle valanghe, guardiamassi etc.
Siamo agli inizi del 900, ogni settimana veniva effettuato un
treno straordinario, il cosiddetto treno raccoglitore,
esclusivamente per il ritiro e la consegna di ogni genere che
consentiva a quelle famiglie di vivere con le scorte alimentari
per l'intero inverno.
Una vita ridotta ad una semplice serie di funzioni ma che
garantiva a tante famiglie una qualche sicurezza economica in un
periodo turbolento di inizio secolo, non soltanto economico ma
anche politico, da poco era stato assassinato il sovrano Umberto
Primo di Savoia e gli echi di quel tragico evento ancora si
sentivano forti e preoccupanti in tutto il regno.
Una scatola di tonno Riomare e una mela, acquistate all'Eurospin
sotto casa, sono bastate per cena e prim'ancora di srotolare il
sacco a pelo e sistemarmi in un angolo, una pagina strana,
diversa dalle altre appena lette, attira la mia attenzione e
incuriosito riprendo a leggere dopo aver acceso una vecchia
candela rinvenuta nel cassetto della scrivania colma di insetti........

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