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Andare a vedere lassù non ne valeva la pena, mi
convinsi che la causa di quel rumore non fosse altro che un pezzo di
metallo che penzolava da qualche parte e urtava contro una finestra o
contro la grondaia. Ma certo, mi convinsi, doveva essere proprio così e
le tante misteriose voci che circolavano altro non erano che rumori
provocati dal vento. Meglio dormirci sopra.
Mi rificcai nuovamente nel sacco a pelo e
stavolta quel rumore che prima sentivo lontano adesso sembrava
avvicinarsi, non volevo crederci, mi rifiutavo di crederci...... erano
passi. Qualcuno stava scendendo dal piano superiore, afferrai la torcia
che avevo al mio fianco....i rumori raggiunsero il primo piano e adesso
li sentivo proprio sopra la mia testa, un passo lento e pesante poi
tutto d'un tratto calò un silenzio assoluto rotto soltanto dal mio
respiro affannoso e agitato.
Incominciavo per la prima volta a temere che
accadesse qualcosa perchè lì dentro, in quella vecchia stazione
abbandonata, non ero solo.
"Forse qui ci vive qualcuno" mi chiedevo, un
vagabondo, un senzatetto che aveva trovato riparo e, cosa ancora più
strana, come mai finora non si è mai fatto vedere?
Non riuscivo a muovermi, temevo di fare rumore, mi convinsi che quei
passi sopra la mia testa non stavano aspettando altro che riprendere a
camminare e dirigersi contro di me.
Non potevo rimanere nel sacco a pelo immobile ed in
attesa che accadesse qualcosa, allungai la mano e afferrai poco distante
un oggetto, una leva metallica utilizzata per ruotare il pesante
contrappeso per la manovra degli scambi a monte e a valle del piazzale.
Fu proprio in quel momento che sibilò nell'aria un
urlo, un rumore straziante proveniente dall'alto, sembrava che qualcuno
lassù al piano superiore stesse sgozzando un animale, forse un maiale.
Non c'era più tempo di pensare a cosa fare, bisognava solo scappare e
più in fretta possibile.
Afferrai la leva, la torcia elettrica che ancora
emetteva una flebile luce e mi precipitai verso l'uscita.... la mia
salvezza. Fuori, vento e pioggia gelida non accennavano a fermarsi, non
mi voltai indietro a vedere se fossi inseguito da qualcuno, pensavo
soltanto a correre su quelle pietre scivolose, inciampando più volte e
cadendo senza curarmi troppo del dolore alle ginocchia.
Scappai da quel luogo maledetto, nel buio della notte
e mi diressi verso quel magazzino che il custode utilizzava per la
legna, il carbone.
Mi nascosi all'interno, rimasi lì immobile per una
mezz'oretta fino a quando mi accorsi che in lontananza su quell'ultimo
piano della stazione notai che si era accesa una flebile luce, forse una
candela che rifletteva sulla parete una ombra altissima che si muoveva
lentamente avanti e indietro.
Lì dentro c'era qualcuno, pensai, stavolta ne avevo la certezza e le
tante chiacchiere e dicerie che si dicevano in giro su quel posto
misterioso, incominciavano a materializzarsi, non erano più soltanto
dicerie campate in aria.
A Castel di Sangro, In quel lontano 18 settembre1897, tutto era pronto
per accogliere le Loro Altezze reali, Sua Maestà, il sovrano Umberto
Primo Re d’Italia e la consorte prima Regina d’Italia, Margherita di
Savoia.
L’inaugurazione della linea era prevista intorno alle ore 10 ma già
dalle prime ore del mattino la stazione ferroviaria incominciava a
riempirsi di gente venuta da ogni dove per assistere alla inaugurazione
della ferrovia ma soprattutto per vedere da vicino i Sovrani d’Italia.
Il personale tutto della stazione aveva preparato l’evento nel miglior
modo possibile, senza lasciare nulla di intentato, tutto avrebbe dovuto
funzionare nel migliore dei modi. L’Attesa spasmodica dell’arrivo della
carrozza reale si protrasse fino a qualche minuto prima dell’ora
prevista.
Il Re e la Regina furono accolti all’interno della stazione con grande
entusiasmo popolare tra applausi, bandiere e canti musicali festanti, in
un tripudio di colori accompagnati dalle immancabili salve di cannone.
In attesa dell’arrivo del treno e della carrozza reale, tutto il codazzo
reale al seguito del sovrano schierato in prima fila davanti al primo
binario con al centro il Re, la Regina e poco distanti il Capo Stazione
con l’impeccabile divisa redingote, di taglio militaresco, quello delle
grandi occasioni, che controllava la manovra dell’arrivo del treno.
In fondo, distante e nascosto tra la folla, un giovane da poco assunto
alle dipendenze delle ferrovie, aveva l'incarico di controllare che
nessuno si sporgesse troppo oltre il marciapiede.
Tommaso, nativo di un paesino del nord di una Italia da poco unificata.
Sposato da poco e intenzionato a trasferirsi a Castel di Sangro con la
sua famiglia, moglie e un bambino, appena dopo il breve tirocinio
richiesto dalla società che lo aveva assunto.
Fatalità volle che fu proprio la Regina Margherita a mettere un piede in
fallo, proprio sul ciglio del marciapiede nel momento in cui stava
arrivando il treno e, se fosse caduta, sarebbe stata travolta ma….quel
custode in fondo al binario, appartato e distante dalla calca intorno ai
Sovrani, si accorse in tempo del pericolo e fu lesto nell’andare
incontro alla regina e sollevarla di peso un attimo prima di essere
travolta.
Quel giovane custode, Tommaso, trasse in salvo la regina Margherita ma
qualche giorno più tardi si vidde recapitare un richiamo, una punizione
scritta con la motivazione ”…perché osò toccare la Regina” e venne di lì
a poco tempo dopo trasferito alla vicina stazione di S.Ilario Sangro. Un
esilio forzato per aver salvato la vita alla Regina Margherita. Una
triste storia...... (continua)
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