S.Ilario Sangro 3   (...... come si uccide una ferrovia )
     
 
      Andare a vedere lassù non ne valeva la pena, mi convinsi che la causa di quel rumore non fosse altro che un pezzo di metallo che penzolava da qualche parte e urtava contro una finestra o contro la grondaia. Ma certo, mi convinsi, doveva essere proprio così e le tante misteriose voci che circolavano altro non erano che rumori provocati dal vento. Meglio dormirci sopra.
     Mi rificcai nuovamente nel sacco a pelo e stavolta quel rumore che prima sentivo lontano adesso sembrava avvicinarsi, non volevo crederci, mi rifiutavo di crederci...... erano passi. Qualcuno stava scendendo dal piano superiore, afferrai la torcia che avevo al mio fianco....i rumori raggiunsero il primo piano e adesso li sentivo proprio sopra la mia testa, un passo lento e pesante poi tutto d'un tratto calò un silenzio assoluto rotto soltanto dal mio respiro affannoso e agitato.
    Incominciavo per la prima volta a temere che accadesse qualcosa perchè lì dentro, in quella vecchia stazione abbandonata, non ero solo.
    "Forse qui ci vive qualcuno" mi chiedevo, un vagabondo, un senzatetto che aveva trovato riparo e, cosa ancora più strana, come mai finora non si è mai fatto vedere?
Non riuscivo a muovermi, temevo di fare rumore, mi convinsi che quei passi sopra la mia testa non stavano aspettando altro che riprendere a camminare e dirigersi contro di me.
    Non potevo rimanere nel sacco a pelo immobile ed in attesa che accadesse qualcosa, allungai la mano e afferrai poco distante un oggetto, una leva metallica utilizzata per ruotare il pesante contrappeso per la manovra degli scambi a monte e a valle del piazzale.
    Fu proprio in quel momento che sibilò nell'aria un urlo, un rumore straziante proveniente dall'alto, sembrava che qualcuno lassù al piano superiore stesse sgozzando un animale, forse un maiale. Non c'era più tempo di pensare a cosa fare, bisognava solo scappare e più in fretta possibile.
    Afferrai la leva, la torcia elettrica che ancora emetteva una flebile luce e mi precipitai verso l'uscita.... la mia salvezza. Fuori, vento e pioggia gelida non accennavano a fermarsi, non mi voltai indietro a vedere se fossi inseguito da qualcuno, pensavo soltanto a correre su quelle pietre scivolose, inciampando più volte e cadendo senza curarmi troppo del dolore alle ginocchia.
    Scappai da quel luogo maledetto, nel buio della notte e mi diressi verso quel magazzino che il custode utilizzava per la legna, il carbone.
    Mi nascosi all'interno, rimasi lì immobile per una mezz'oretta fino a quando mi accorsi che in lontananza su quell'ultimo piano della stazione notai che si era accesa una flebile luce, forse una candela che rifletteva sulla parete una ombra altissima che si muoveva lentamente avanti e indietro.
Lì dentro c'era qualcuno, pensai, stavolta ne avevo la certezza e le tante chiacchiere e dicerie che si dicevano in giro su quel posto misterioso, incominciavano a materializzarsi, non erano più soltanto dicerie campate in aria.
A Castel di Sangro, In quel lontano 18 settembre1897, tutto era pronto per accogliere le Loro Altezze reali, Sua Maestà, il sovrano Umberto Primo Re d’Italia e la consorte prima Regina d’Italia, Margherita di Savoia.

    L’inaugurazione della linea era prevista intorno alle ore 10 ma già dalle prime ore del mattino la stazione ferroviaria incominciava a riempirsi di gente venuta da ogni dove per assistere alla inaugurazione della ferrovia ma soprattutto per vedere da vicino i Sovrani d’Italia.
    Il personale tutto della stazione aveva preparato l’evento nel miglior modo possibile, senza lasciare nulla di intentato, tutto avrebbe dovuto funzionare nel migliore dei modi. L’Attesa spasmodica dell’arrivo della carrozza reale si protrasse fino a qualche minuto prima dell’ora prevista.
    Il Re e la Regina furono accolti all’interno della stazione con grande entusiasmo popolare tra applausi, bandiere e canti musicali festanti, in un tripudio di colori accompagnati dalle immancabili salve di cannone.
    In attesa dell’arrivo del treno e della carrozza reale, tutto il codazzo reale al seguito del sovrano schierato in prima fila davanti al primo binario con al centro il Re, la Regina e poco distanti il Capo Stazione con l’impeccabile divisa redingote, di taglio militaresco, quello delle grandi occasioni, che controllava la manovra dell’arrivo del treno.
    In fondo, distante e nascosto tra la folla, un giovane da poco assunto alle dipendenze delle ferrovie, aveva l'incarico di controllare che nessuno si sporgesse troppo oltre il marciapiede.
    Tommaso, nativo di un paesino del nord di una Italia da poco unificata. Sposato da poco e intenzionato a trasferirsi a Castel di Sangro con la sua famiglia, moglie e un bambino, appena dopo il breve tirocinio richiesto dalla società che lo aveva assunto.
    Fatalità volle che fu proprio la Regina Margherita a mettere un piede in fallo, proprio sul ciglio del marciapiede nel momento in cui stava arrivando il treno e, se fosse caduta, sarebbe stata travolta ma….quel custode in fondo al binario, appartato e distante dalla calca intorno ai Sovrani, si accorse in tempo del pericolo e fu lesto nell’andare incontro alla regina e sollevarla di peso un attimo prima di essere travolta.
    Quel giovane custode, Tommaso, trasse in salvo la regina Margherita ma qualche giorno più tardi si vidde recapitare un richiamo, una punizione scritta con la motivazione ”…perché osò toccare la Regina” e venne di lì a poco tempo dopo trasferito alla vicina stazione di S.Ilario Sangro. Un esilio forzato per aver salvato la vita alla Regina Margherita. Una triste storia...... (continua)
                                                                                          
  Vai a pagina 2 Avanti a pagina 4